mercoledì 28 maggio 2014

Un mistero intrigante

Un mistero intrigante
Mentre Holmes e Watson bevono una tazzina di tè entra nel loro studio una ragazza dall’aspetto magrolina .Holmes la invitò ad accomodarsi sulla sua poltrona e la signorina incomincio ha raccontare  il motivo per il quale  era andata da loro, nel frattempo Watson prende appunti nel suo libricino.
La signorina si chiamava Vaioletera andata da loro per chiedere se volevano risolvere il suo caso. Una mattina mentre stava andando a lavorare ricevette una chiamata sul cellulare  dove si sentivano le  urla della sorella. Vaiolet spaventata si precipitò subito alla villa della sorella in campagna. Entrata in casa  vide la sorella sdraiata a  terra e il sangue ovunque. Lei inoltre disse al signor Holmes che non sa  chi può aver fatto qualcosa simile  alla sorella perché era una brava donna e amata da tutti. Holmes e Watson accettarono il caso volentieri e si precipitano alla villa della donna. Giunti alla villa i due notarono subito che c erano dei segni sul corpo della donna e che quindi qualcuno l’aggredita .  Il giorno seguente tornarono sul posto per incominciare a capire chi poteva essere il colpevole e come erano stati fatti quei segni. Trovarono sul corpo della donna delle impronta di mani e dei segni fatti con un coltello appuntito professionale in orizzontale…Investigando sulla donna risalirono che quelle mani erano di un uomo e di conseguenza del suo ex marito visto che non si erano lasciati in buoni rapporti. Inoltre trovarono sul corpo della donna alcuni segni del palmo della mano destra. Provarono  a vedere se poteva essere il  suo ex marito andando sul posto di lavoro ma non ebbero nessun risultato. Il terzo giorno di investigamento trovarono delle chiamate sul telefono della donna lasciato in una macchina azzurra al difuori della villa. Trovarono delle chiamate che risultavano essere  di un uomo alto e un po’ robusto.  Holmes conosceva molto bene quell’uomo perché ne aveva sentito già parlare e si trattava di un usuraio,una persona non affatto affidabile. Dando questa notizia a Vailet capì subito che l ho aveva mandato l’ex marito dato che la motivazione della loro separazione era legata a problemi di eredità visto che Vailet era figlia di un nobile inglese… Il caso fu risolto, il protagonista di tutto fu l’ ex marito che preso dall’ euforia del denaro e dall’ essere ricco ha avuto il coraggio di uccidere la propria moglie Marly senza sapere che quest’ultima lasciò un testamento lasciando tutta la sua parte d eredità alla sorella…..e lui a marcire in carcere!!!!!
Martina lanave

martedì 27 maggio 2014

La statuetta di Parigi

È il mese di luglio ed era quasi ora di cena,Holmes e Watson erano seduti sul divano e Holmes fumava l pipa,a disturbare la loro chiacchierata fu il campanello della porta,Holmes andò ad aprire e si ritrovò una donna sui 33 anni con in braccio un piccolo bambino di 2 anni.
Holmes li fece entrare e offrì subito alla donna e al bambino un po' d'acqua perchè avevano una faccia come se avessero visto la morte.
Holmes‹‹Piacere signora io sono Sherlock Holmes e lui e il dottor Watson,mi dica cosa le è successo per avere quella faccia?››
Mrs‹‹Il mio nome è Valery e lui è mio figlio Marck sono qui con questa faccia per chiederle aiuto,ieri,io mio figlio e mio marito Ben stavamo facendo una passeggiata per i boschi quando ad un certo punto incontrammo i miei genitori così Marck corse a salutarli e ci vado anche io però mio marito no perchè non si parlavano e come mi sono voltata per vedere dove stava lo ritrovo a terra privo di sensi e non c'è nessun arma che può giustificare la sua morte.››
Holmes‹‹Lei ha dei fratelli?››
Valery‹‹Si due ,mio fratello John e mio fratello Liuck perchè?››
Holmes‹‹Niente niente vorrei solo che mi descrivesse suo marito? ››
Valery‹‹Bhe!mio marito era un uomo stupendo aveva 35 anni,degli occhi verdi ma anche azzurri non si capiva molto,aveva però un brutto carattere voleva comandare tutto e tutti ed è per questo che non andava d'accordo con la mia famiglia,era un uomo slanciato e non aveva un filo di pancia ed era molto muscoloso››
Holmes‹‹Bene ora torni pure a casa domani mattina per le sette e mezzo venga qui,cosi ci condurrà prima al corpo di suo marito e poi da varie parti››.
Nel frattempo Watson aveva preso appunti e il piccolo Marck si era addormentato,come se ne andò Valery,Holmes e Watson mangiarono e poi andarono nella camera di Holmes.
Holmes‹‹Allora Watson che ne pensi?››
Watson‹‹Io dico che è una strana faccenda››
Holmes‹‹Si,ma questa faccenda complicata io l'ho già risolta domani vedrai››
Watson‹‹Ma come un solo giorno per risolverlo?!››
Holmes‹‹E gia!››
Watson‹‹Vedo che oggi sei in gran forma››e andarono a dormire...
La mattina dopo Valery fù puntuale,li accompagno dal corpo di suo marito e Holmes dopo un ora che lo scrutava disse‹‹Suo marito è stato colpito da una statuetta dietro il collo ed è morto sul colpo››
Valery‹‹Allora credo di sapere chi sia stato!››
Watson‹‹Chi?››
Valery‹‹Mio fratello John››
Holmes‹‹E con che statuetta?››
Valery‹‹Con una statuetta della torre Eiffel dalla quale non si separa mai››
Holmes‹‹Ma perchè tutto questo odio verso suo marito?››
Valery‹‹Perchè perchè non lo so››
Ha Holmes sembrava strano così decise di andare a parlare con John,però parlando con John si accorse che John era innocente.John gli disse che quella statuetta non l'aveva solo lui ma anche Alessandro l'amante di Valery,di origine italiana.
Holmes se nè andò anche perchè era ora di pranzo.
Erano le quattro del pomeriggio e Holmes pensava a quello che gli aveva detto John e si ricordò che gli disse anche che lavorava in una locanda,lui e Watson andarono in quella locanda e Alessandro come li vide iniziò a scappare,Holmes lo inseguiva mentre Watson prese la carrozza e lo inseguì,stavano correndo molto,infatti era arrivati nel bosco quando Alessandro cadde a terra e si ruppe una gamba però si rialzo e corse più che poteva,mentre correva guardò dietro e non si accorse di sbattere contro John che fermò la sua corsa nel frattempo arrivarono Holmes e qualche secondo dopo Watson.
Holmes‹‹Grazie signor John per aver letto subito il mio telegramma››
Portarono Alessandro alla polizia dove confessò e venne arrestato.
Tornati a casa Watson disse a Holmes‹‹Ehi caro amico non sapevo che eri un grande atleta››e scoppiarono a ridere.

Holmes‹‹Caro Watson il nostro primo caso risolto in una giornata!››

la scomparsa di Elen

             La scomparsa di Elen
Nello studio di Holmes e Watson arriva un nuovo cliente,il signor Albert Mont,che aveva uno strano aspetto,era molto sciupato. Raccontò a Holmes e Watson che la maglie Elen Cassel era scomparsa da un giorno all’altro,senza lasciare alcuna traccia. Allora Holmes e Watson vanno a casa di Albert per cercare qualche indizio,ma trovano solo un anello molto prezioso,che molto probabilmente era della moglie. Holmes fece vedere questo anello al signor Albert per confermare che fosse di Elen. Albert confermò che l’anello fosse della moglie,ma gli disse anche che quell’anello era l’anello a cui la moglie teneva di più,e che voleva tenerlo lui. Qualche giorno dopo Holmes e Watson riandarono alla casa per vedere se nell’anello c’era qualche incisione,ma Albert gli disse che lo aveva perso,invece lo aveva venduto perché non aveva più soldi perché la moglie era in possesso delle ricchezze. Holmes non riuscì a risolvere il caso così scrisse un annuncio sul giornale per vedere se qualcuno l’aveva vista. Passano giorni,ma nessuno si fece vivo,quando un giorno si presentò da Holmes e Watson una signora che disse che era un’amica di Elen che sapeva che Elen era scappata,ma non poteva dire il perché ,perché aveva promesso a Elen che non l’avrebbe detto. Allora Holmes non capì il motivo per cui l’amica era venuta,se non poteva dire il perhè. Allora disse che Elen l’aveva mandata a dire che non c’era bisogno che facevano le ricerche perché lei stava bene.
Il giorno dopo il signor Albert portò una foto a Holmes per fargli vedere com’era la moglie. Holmes rimase sconvolto perché l’amica in realtà era Elen. La sera Holmes e Watson andarono a teatro e videro per la strada Elen,così la fermarono e la invitarono a teatro con loro,così poi lei aveva il tempo di raccontare perché era scappata. Gli disse che era scappata perché il marito la picchiava e che stava con un’altra donna e voleva solo i suoi soldi,perché lui non aveva neanche un lavoro. La mattina seguente andarono dalla polizia e gli raccontarono la vicenda. Andarono a casa di Albert per portarlo in caserma, anche se non capì il perché,fin quando non vide le moglie e capì che non c’era niente da fare,e l’ultima parola che disse alla moglie era “tela farò pagare”.
IL MISTERO DEL “ VAMPIRO” A LONDRA:
Londra 1899. Iniziano una serie di omicidi inspiegabili, morti dissanguati e assenza di sangue
solo due fori sul lato sinistro del collo che fecero pensare a un morso.
Ad indagare c’erano il detective Holmes e il medico Dottor Watson, dicendo che sia il caso più difficile in cui si fossero imbattuti. Sulla scena del crimine Holmes trova solo segni di trascinamento e nessun segno di lotta, deduce che il cadavere ha assunto del Cloroformio, una sostanza per far perdere i sensi alle vittime. La prima cosa che cercarono Holmes e Watson è un testimone o un qualcuno che potesse vedere o sentire qualcosa di strano, da lì a poco intravidero  un mucchio di cartoni e un uomo di circa 45-50 anni, probabilmente un barbone del luogo, gli chiesero:
“ Salve buon uomo, lei vive in questo quartiere?” e lui rispose con aria un pò traumatizzata:
“ Si...cosa volete da me?” il nostro detective vide che l’uomo era spaventato, infreddolito e affamato e capì che quel vicolo era la sua casa, allora gli chiese:
“ Non si spaventi, io sono il detective Holmes e lui il medico Watson.”
e l’uomo rassicurato rispose:
“ Mi chiamo Larry Swan, di cosa avete bisogno?”
“ Non vogliamo niente, solo sapere se ieri notte ha visto o sentito qualcosa di strano...”
Lui allora, anche se impaurito, rispose:
“ C’era un uomo, con cilindro e mantello...l’ha presa all’improvviso ma la donna non ha fiatato...le ha messo qualcosa sulla bocca, un fazzoletto...credo...”
Allora Holmes chiese:
“ è riuscito a vederlo in faccia?”
Ma l’uomo disse:
“ No, era buio, ma dopo averla fatta svenire ha aperto la sua borsa e le ha messo qualcosa al collo...”e aggiunse: “ sembrava una borsa che usano i medici”.
Holmes e Watson si guardarono in giro e notarono che gli omicidi si sono consumati attorno al perimetro di una clinica medica, il cui primario era il Dottor Louis Hamilton.
I due detective decisero quindi, di andarlo a interrogare. Il dottore gli accolse molto freddamente , dicendo di non aver sentito nulla e di aver lavorato la sera prima, fino a tardi.
Holmes si guardò intorno, e notò una scrivania vuota e chiese:
“ Lei è solito a lavorare da solo, o ha una segretaria?”
Il dottore un po infastidito, rispose:
“ Lavoro da solo dà un po, l’ultima segretaria ha dato le dimissioni, perchè le ore di lavoro erano troppe. Come le ho detto resto fino a tardi la sera .”
I nostri detective escono dalla clinica, e incontrarono una donna anziana di circa 58 anni con delle cartelle cliniche in mano; Holmes la fermò di stinto e le chiese:
“ Buongiorno signora, scusi se la disturbo, lei è una paziente del Dottor Hamilton?”
la donna sorrise e rispose:
“ No giovanotto, sono la sua segretaria...sono in ritardo devo andare”
Holmes le chiese ancora:
“ Solo un momento, noi siamo il detective Holmes e lui e il mio caro medico Dottor Watson, stiamo indagando sugli omicidi che si sono verificati in questi ultimi mesi e che hanno avuto luogo propio in questo quartiere di Londra... Ieri sera il Dottor Hamilton ha lavorato fino a tardi?”
e la signora rispose:
“ Mi chiamo Rose Potter,e non credo perchè io sono andata via alle 8:00 e lui stava preparando la sua borsa...probabilmente ha fatto una visita domiciliare...”.
Sapendo questo, i due detective non ebbero dubbi, rientrarono nella clinica in cerca di prove.
Il dottore impallidì vedendo i due detective perquisire il suo studio. Ma Watson, ebbe un intuizione e disse a Holmes: “ Non sono le carte che dobbiamo cercare, ma il sangue!”
e Holmes rispose: “ A fresco! quindi dobbiamo cercare un ambiente umido e freddo.”
I due detective scesero nel magazzino, dove vi erano medicinali e un contenitore chiuso con il lucchetto.
Holmes sparò e aprì il lucchetto e trovò quello che cercarono:
Sacche piene di sangue immerse nel ghiaccio.
Il dottore fu arrestato e durante l’interrogatorio spiegò la sua situazione:
“ Ho bisogno di nutrirmi di sangue, perchè ho scoperto di essere affetto da una malattia che non mi permette di stare al sole e giorno per giorno fa invecchiare tutti i miei organi vitali e di conseguenza invecchia anche la mia pelle e il mio corpo, questa malattia si chiama Morbo di Gunther, o come la chiamo io...Vampirismo: grazie al sangue delle mie vittime, riesco a vivere una vita più “Normale”...sono consapevole che ormai per me è finita...”

Il dottore andò in carcere, e morì dopo circa 3 mesi: il suo cadavere era devastato dalla vecchiaia... ma aveva solo 35 anni.
La collana di diamanti
Era una giornata di fine inverno, anche se c'era il sole l'aria era fredda. Il mio amico, come al solito, era immerso tra i suoi giornali. Ad un certo punto ruppe quel silenzio tombale che si era formato, dicendomi :« Senta che fortuna: “Diamante da 10 carati ritrovato a Malley Street". Non le sembra un pò troppo strano, bisognerebbe avere un occhio molto acuto per riuscire a vedere una pietra così piccola e poi nella completa spensieratezza di quando si cammina!»
«Già, credo che sia un pó difficile.»
«Sa, ragionandoci bene, il posto in cui è stato trovato é uno di quei luoghi malfamati di Londra!»
«Io andrei a dare un'occhiata, che ne dice?»
«Si, forse troveremo qualcosa di interessante!»
Era da un pó di tempo che non succedeva qualcosa di così curioso e strano, forse l'ultima volta che abbiamo avuto a che fare con pietre preziose e faccende così insolite è stato "Il rubino azzurro". Appena arrivati chiedemmo a qualche passante se sapesse qualcosa sull'accaduto. Nessuno ci seppe rispondere tranne un donna, Milly Stevenson. Ci disse che il fortunato era Kevin Loosen, un gioielliere che aveva il suo negozio vicino alla sua pasticceria in Washington Street.
Dopo qualche giorno nella prima pagina del Times c’era scritto “Un secondo diamante trovato in Moscow Street”. Il mio amico iniziava ad insospettirsi. Mi disse di scrivere una lettere alla donna che avevamo incontrato. La mattina dopo bussò alla parta del nostro studio la signora Hudson accompagnata dalla signorina Milly Stevenson. La feci accomodare sulla poltrona e iniziammo a parlare: «Grazie per essere venuta da noi. Ora si chiederà il perché di questo invito. Beh vorremmo capire di più sulla vita del signor Kevin Loosen.»
«Il signor Loosen è un gentiluomo, non c’è che dire, ma è altamente vendicativo.»
La signorina Stevenson era una ragazza molto giovane, con occhi castani e capelli molto lunghi di un color rossastro. Indossava un vestito sul blu scuro e un cappello molto elegante. Con sè aveva anche un ombrello per proteggersi dal sole, infatti la sua pelle era molto chiara e delicata.
«Ci può parlare del lavoro del signor Loosen?»
«Egli non ama il suo lavoro, desiderava diventare medico, ma a causa di suo padre diventò gioielliere. Devo dire, però che è bravissimo nel suo lavoro, ha un occhio acutissimo.  Mi ricordo che una volta venne la Contessa Forter nella sua gioielleria, al tempo di quando gli affari iniziavano ad andare male. La contessa gli chiese di farle una collana tempestata di diamanti in oro bianco. Era entusiasta di questo lavoro perché poteva guadagnare qualcosa in più del solito e riuscì a finire la collana solo in poche settimane, e le posso dire che era la collana più bella che avessi mai visto. Ma qualche giorno fa lo vidi su tutte le furie, credevo che forse alla contessa non le era piaciuto il gioiello, ma credo che sia impossibile era di una bellezza straordinaria.»
Il mio amico non parlò più, da qui capii che aveva intuito qualcosa e che quindi lo dovevamo lasciare in pace. Ringraziai la signora Stevenson e la feci accompagnare alla porta dalla signora Hudson.
Ritornai nello studio. Scherlock era immobile e con gli occhi chiusi. Mi sedetti alla poltrona e presi sonno. Dopo circa mezz’ora mi risvegliai e vidi il mio amico in piedi davanti alla mappa di Londra che avevamo nella stanza. Ad un certo punto mi disse: «Dobbiamo andare a Krew Street in fretta!»
Prendemmo il calesse e arrivati lì ci sedemmo su una panchina ed aspettammo. Non capii che cosa potesse girare nella testa di quell’uomo. Che cosa facciamo qui seduti ad aspettare un qualcuno o un qualcosa. Pensai. Ad un certo punto Scherlock mi fece un cenno indicandomi un piccolo vicolo. Aguzzai la vista e vidi il signor Loosen che poggiava qualcosa per terra attento a non farsi vedere. Che cosa faceva il signor Loosen lì? Ritornammo a casa.
Il pomeriggio seguente eravamo seduti davanti al camino. Il mio amico leggeva come sempre il giornale mentre io un libro di medicina. D’un tratto Scherlock iniziò a ridere. Feci finta di niente, perché sapevo che se gli avessi chiesto il motivo della sua risata, non mi avrebbe risposto. La sera tardi andammo a Pafer Street, la via in cui si trovava il negozio del signor Loosen. Scherlock si affacciò alla vetrina della gioielleria guardando attentamente l’interno, dopodiché ritornammo subito a casa.
Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, andammo all’hotel Diamond, entrammo e il mio amico chiese dove si trovasse la camera della Contessa Forter. Salimmo al quinto piano e ci fermammo d’avanti alla camera 367. Scherlock appoggiò l’orecchio alla porta e mi disse: «Mi aiuti a sfondare questa porta!»
Non gli chiesi il perché, se dovevamo fare qualcosa di così estremo ci doveva essere un motivo valido e sembrava anche abbastanza importante. Sfondammo la porta e trovammo il signor Loosen davanti ad un portagioie con in mano una collana di oro bianco tempestata di diamanti. Il mio amico disse: «La collana non appartiene a te!»
Il signor Loosen rispose disperato: «Questa collana è mia perché non mi è stata pagata!»
«Come non le è stata pagata?»
«Sì, la contessa mi ha truffato. Lei mi doveva 3500£, ma mi pagò con un assegno falso e come un bambino me ne accorsi solo una settimana fa. La prego signor Holmes non lo dica alla polizia altrimenti sono rovinato!»
«Non dirò niente alla polizia ma lei lasci quella collana e se ne vada!»
Durante il tragitto di ritorno in calesse chiesi al mio amico: «Come ha fatto a capire che voleva rubare la collana il signor Loosen?»
«Innanzitutto mi sembrava strano che nell’arco di una settimana venissero ritrovati tre diamanti da 10 carati, chi poteva essere così stupido e ingenuo da perderli, doveva essere fatto di proposito e soprattutto bisognava possederli, e chi può avere più diamanti di un gioielliere!
Segnai sulla mappa i luoghi dove erano stati trovati i primi due diamanti e formavano una linea obliqua, quindi intuii dove potesse essere trovato il terzo, cioè in Krew Street dove abbiamo visto il signor Loosen mettere un oggetto per terra, quello era un diamante, infatti il giorno dopo il titolo del Times era:” Trovato un terzo diamante in Krew Street”. Indovini chi lo trovò? Il signor Loosen.»
«Perché andammo al suo negozio?»

« La faccenda della collana non la capii tanto all’inizio, ma dopo ci arrivai. Il signor Loosen era su tutte le furie quel giorno che lo vide la signora Stevenson, non perché alla contessa non piacesse la collana ma perché si era accorto che l’assegno era falso, allora architettò il suo piano. Arrivato a “trovare” il terzo diamante doveva fare il colpo finale. Quindi andammo al negozio per vedere quando doveva andare all’hotel Diamond. Sul tavolo da lavoro del signor Loosen c’erano i suoi occhiali, un orologio e a fianco tutti gli attrezzi. Questo doveva significare che stava lavorando alla riparazione di quell’orologio e, dalla descrizione della signorina Stevenson il signor Loosen era diligente al suo lavoro, così non poteva compiere il furto la mattina perché doveva riparare l’orologio e quindi l’avrebbe fatto nel primo pomeriggio.»

venerdì 23 maggio 2014

un furto a casa John

Un furto a casa John
Era una dolce mattina invernale e nel nobile quartiere di Londra viveva una ricca famiglia inglese. La famiglia era composta dal signor Will John, un signore con lunga barba,piccoli occhi marroni e di bassa statura,sua moglie Carry Mostin ,una donna dagli occhi azzurri,capelli sempre raccolti da uno chignon e solitamente vestita con abiti eleganti e la loro amata figlia Clare John, una ragazza con capelli ricci e occhi azzurri e alta come la sua mamma.
Il diciotto gennaio di quell'anno, Will e Carry decisero di passare un fine settimana da soli ad Oxford lasciando a casa Clare.Ma la sera successiva,il sabato,Clare era stata invitata ad una festa studentesca così alle ventuno e trenta ,dopo essersi preparata,passò di casa la sua amica per prenderla e andare insieme alla festa. Ma... quella notte a casa John, entrò un ladro che rubò gran parte dei gioielli di Clare e ruppe la cassa forte rubando tutto ciò che vi era dentro!
La mattina successiva,Clare tornò ma non si accorse di nulla poichè era stanca,ubriaca e andò subito a dormire.Quando tornarono Will e Carry, si accorsero che la casa era a soqquadro,così domandarono a Clare cos'era successo in casa,ma lei non sapeva nulla perchè la sera, prima di andare alla festa, non era successo nulla e la notte non era stata in casa. La mattina successiva,il lunedì, Will si recò a casa di Sherlock Holmes e Watson, dove la signora Hudson li accolse con molta gentilezza. Appena Will entrò in casa, la signora andò a chiamare Holmes e Watson dicendo :-
<<Fuori ce un tizio che ha bisogno di voi,forza vestitevi e uscite fuori!>>
Holmes rispose:
<<Si signorina Hudson,arriviamo subito. Forza Watson sbrigati fuori ci aspettano>>
Watson velocemente si vestì e i 2 uscirono fuori nella stanza dove li aspettava Will
Holmes disse:
<<Come si chiama?>>
Will rispose:
<<Will John>>
Holmes:
<<Cosa le serve?Cosa è successo?>>
Will dispiaciuto disse:
<<Veda signor Holmes,lo scorso fine settimana io e mia moglie Carry Mastin, siamo partiti per Oxford per passare un week-end soli,sabato sera mia figlia Clare John, era ad una festa studentesca e la casa rimase incustodita.
Ieri,domenica mattina, io e mia moglie siamo tornati e abbiamo trovato la casa in disordine, così domandammo a Clare cosa fosse successo. Lei non sapeva nulla poichè il sabato sera era fuori casa anche lei. Così sono venuto qui in vostro aiuto per trovare l'uomo di questa rapina>>
Holmes rispose:
<<Stia tranquillo,presto troverò una soluzione!>>
Poi Holmes rivolgendosi a Watson gli disse:
<<Forza Watson,prendi il bastone da passeggio,la lente di ingrandimento e andiamo alla ricerca di tracce su quest'uomo.>>
Watson rispose:
<<Arrivo Holmes!>>
Holmes,Watson e Will andarono a casa di qest'ultimo per cercare tracce sul furto. A occhio nudo non si vide nulla, tranne la casa messa a soqquadro.
Poi Holmes disse:
<<Watson,passami la lente,per favore>>
Watson gliela passò e Holmes potè notare che per terra c'erano pedate di fango molto leggere,forse perchè sabato pioveva e perchè quando camminava saltellava a passi piccoli per non farsi sentire dai vicini di casa.
Il tredici seguirono le pedate che li portarono fino ad un vecchio garage poco distante dalla casa di Will. Il garage a guardarlo da fuori aveva un bruttissimo aspetto sembrava che esisteva da quando fu creato il mondo... era stato pitturato con un colore piuttosto giallognolo che lo inbruttiva ancor di più.
Da questo garage si sentiva una voce che diceva :
<<Sabato sera ho preso tutti questi gioielli e questi soldi... >> E se la ridacchiava.

Holmes, Watson e Will si allontanarono per un momento dal garage, le persone che erano dentro il garage si furono distratti per poco tempo e Watson riuscì a sollevare la serranda... Entrarono subito nel garage e trovarono l'ex maggiordomo della casa che era intento a raccontare a sua moglie tutto ciò che aveva fatto mostrandole tutto il denaro rubato e i gioielli. Fu cosi che fecero subito arrestare il malfattore soddisfatti della loro accurata indagine.

un omicidio di famiglia

Omicidio di famiglia
Holmes e Watson sono finalmente partiti per una vacanza in montagna dove incontreranno all’ interno dell’ albergo  altri cinque ospiti di cui due uomini un po’ bizzarri, due donne molto affascinanti, e un’ uomo molto anziano.
In seguito sapranno che quell’uomo è il padre di tutti e 4, ed è anche malato e molto ricco.
Una notte Holmes venne svegliato da un forte grido di donna, immediatamente scese al piano di sotto e trovò una delle due  donne affascinanti in preda ad una crisi di pianto.
Watson cercò di farsi dire che cosa fosse successo e la donna anche se con molta difficoltà, gli disse che dietro il balcone del bar c’era il fratello maggiore morto con un coltello conficcato nel petto.
Iniziarono allora le indagini dei due investigatori che prima di tutto fecero  partire nessuno degli ospiti dell’albergo e poi incominciano a perlustrare  la zona del delitto. Holmes cercando nei vari cassetti trova un fodero di coltelli prodotti in svizzera e così chiede al titolare dell’albergo e se qualche dipendente è originario o ha parenti in svizzera.
Il direttore ci pensa su e poi si ricorda che la barista è di origini svizzere. Holmes trascorre tutta la notte a pensare  ad un collegamento tra la morte del sig. Smit e la barista Elisabet.
All’improvviso si ricorda che mentre beveva un tè al bar notò una certa confidenza tra Elisabet e John, il fratello minore del defunto.
Così dal giorno seguente incominciò a prestare una certa attenzione al comportamento dei 2 che diventava ogni giorno più intimo.
I due investigatori avevano ormai capito che il delitto era stato compiuto in complicità tra i due però doveva trovare delle prove e soprattutto il movente.
La notte seguente i due investigatori , ognuno nelle proprie camere ascoltavano delle urla provenienti dalla camera dell’anziano e avvicinandosi alla porta sentirono litigare i tre figli perché ognuno voleva la parte dell’eredità del fratello deceduto perché era ancora più grande.
All’improvviso capirono che il movente era l’eredità cioè che il fratello più piccolo era quello che aveva avuto meno richezze di tutti quindi voleva eliminare uno ad uno per prendersi tutti l’ eredità dell’anziano signore.
Il giorno seguente a pranzo Holmes mette alla prova i 3tre fratelli chiedendogli se avessero mai visto quel fodero di coltello, solo il più piccolo lo riconobbe e gli disse che apparteneva alla ragazza del bar facendo segno con il dito alla ragazza.
Elisabett credendo erroneamente di essere stata indicata come l’assassina gridò dicendo che in realtà lei aveva prestato il coltello  John e che lui aveva materialmente ucciso il fratello.
Fine

Alessandra solitro